martedì 25 luglio 2017
La mia Ostia
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Clementina Teodosio, una farfalla è appena volata in cielo

Clementina Teodosio, una farfalla è appena volata in cielo

Clementina Teodosio il 7 maggio ci ha lasciati. Riedito questa intervista fatta due anni fa, per ricordarla.

Non sempre un incontro si traduce in una carrellata di ricordi belli ed intensi in cui Ostia fa da cornice. Spesso la vita ci mette di fronte ad incroci o strade da dove è difficile uscir fuori.

Clementina Teodosio, nata il 4 maggio 1954, da oltre otto anni non esce di casa perché colpita da una malattia ereditaria, l’epifisiolisi, che la costringe su una sedia a rotelle. Il suo amato mare di Ostia ormai può goderselo solo in foto ed il nostro incontro arriva proprio per questo motivo, perché da qualche tempo la figlia Romina le ha regalato un tablet con cui riesce a seguire la mia pagina. Sentire questa responsabilità ma al tempo stesso sapere di poter essere utile a qualcuno mi avvicina a questa signora con un’emozione particolare.

Dove è nata Clementina?

I miei genitori arrivarono dalla Puglia nel 1936 e inizialmente vivevano in via Torre Clementina a Fiumicino. Per colpa della guerra tornarono a Barletta e nel 1945 vennero a vivere a Ostia, perché alcuni fratelli di mia mamma già erano qui. Mia mamma aveva un così spiccato accento romano che la chiamavano Sor Anna.
Sono nata in una casa in via Rutilio Namaziano, dove viveva una mia zia, ma i miei stavano in un appartamento in Piazza Giuliano della Rovere, insieme ad altre famiglie. Le coperte facevano da divisorio.
Nel 1955 ci trasferimmo in via delle Sirene 15. Mio padre faceva tutti i lavori che capitavano tra cui il manovale nella costruzione del lungomare. Al suo paese era un pescatore proprietario di una barca. Poi purtroppo nel 1958 morì.

Che scuole ha fatto?

Ho fatto le elementari alla Garrone, e come maestra avevo la moglie di Maiorini, gestore di molti stabilimenti balneari. Mi devo vergognare a dirlo ma son arrivata alla terza media senza fare l’esame. Venivo da una brutta esperienza di un anno in ospedale per un problema alla gamba. Mi presentai alla Parini a febbraio per finire la seconda media, ma poi alla metà della terza media mi prese l’ansia.
Da grande mi segnai alla Gioventù Italiana per prendere il diploma, ma avevo già i figli e anche quella volta non ci riuscii.

Quali ricordi ha di bambina?

Dove c’è ora il porto una volta c’era un muretto piuttosto basso, con un bel cartellone grosso in cui c’era scritto “Zona minata”. Lì c’erano delle dune enormi, sembrava di vivere nel deserto. Ostia era tutta così: pineta e sabbia! La pineta arrivava fino alla zona dell’odierna Santa Monica, dove ci sono ancora quelle casette basse, costruite dai sardi. Esisteva una zona tutta sarda proprio all’Idroscalo, ma quando cominciarono a costruire in via Casana o Repubbliche Marinare li trasferirono lì.
Con la calamita stavo sempre in giro a raccogliere ferro, ero sempre per strada. Quanto giocavamo in mezzo ai prati di Ostia.
Ho un ricordo veloce di Amedeo Nazzari che su un cavallo bianco vestito da sceicco stava girando un film, all’altezza dell’attuale porto, dove ora c’è l’Hotel.

Della colonia vicino casa che ricordi ha?

Andavo all’ultimo piano del mio palazzo per guardare dentro la colonia del Vittorio Emanuele: ero curiosa di sapere cosa facevano i bambini. Non era possibile vederli in altro modo, perché per andare al mare passavano nel sottopassaggio. Si diceva che avessero la tubercolosi, ma io non ci credevo. Per me era una tristezza infinita pensare a quei bambini chiusi lì dentro.
Mi capitava di portargli i miei giocattoli: io ero fortunata perché ero l’ultima e ricevevo dai fratelli molti regali. Ricordo ancora il frigorifero che si accendeva all’interno, lo scimmione morbido al contatto o l’aereo che si illuminava tutto.

Quali sono i colori e profumi di Ostia di una volta?

Ricordo i profumi della pineta, il rumore di un ruscelletto all’altezza di Santa Monica, in via Isola Capoverde e i campi gialli pieni di fiori di girasole. Ero sempre lì in mezzo, riuscivo a stare una giornata intera in giro e mangiare quello che capitava: dalle more ai semi di girasole. C’era il proprietario con il fucile a sale, ma non mi hai mai preso.
Mio fratello Ruggero faceva il cocomeraro a piazza della Stazione Vecchia anche se il primo banco lo aprì l’altro mio fratello, Umberto, tra la buca e la Vittorio Emanuele. Ricordo che facevo lo scivolo sui cocomeri che accumulavamo in giardino. Si compravano le lastre di ghiaccio nei magazzini in piazza Sangallo per mantenere fresche le belle fette: “daje de rosso” cosi c’era scritto sul bancone.

Ha messo su famiglia molto presto?

Mi sono sposata a 16 anni a Santa Monica, che ancora non era finita. C’era una sala al lato adibita a chiesa, e si entrava dove ora c’è il pallone dell’Alpha Omega. Santa Monica è stata costruita con tutti i soldi dei cittadini. Ostiani come li chiamo io.
La scelta di sposarmi così presto fu dovuto al fatto che mio marito era figlio di genitori separati e spesso faceva da pacchetto postale tra i due, capitando di dormire addirittura per strada. Mia madre allora lo ospitò più volte ma non era concepibile a quei tempi, quindi era meglio sposarsi.

A quel punto dove vi siete trasferiti?

Andammo prima a via Cesare Laurenti e poi di nuovo a via delle Sirene, quando morì mia mamma e poi tanto tempo a via delle Canarie, lato via delle Baleniere. Io però mi sentivo estranea nella zona di Ostia al di là del cavalcavia, per me Ostia era da casa mia in via delle Sirene fino al Sisto.

Come si trovava a Ostia?

Io mi ci trovavo favolosamente bene, mi sembrava di stare sempre a casa, ovunque fossi. Iniziavamo ad andare al mare a febbraio fino a d ottobre, andavo alla Buca. Era uno spiaggione rispetto ad ora. La scogliera frangiflutti era parallela alla costa e formava delle piscine, così le chiamavo io. Agli scogli catturavo i granchi, che mettevo nel secchiello che poi svuotavo in giardino. Raccoglievo anche le patelle che mangiava mia mamma.

Ostia è Roma?

Noi eravamo arrabbiati con i romani che venivano a rubarci la spiaggia la domenica, e poi il lunedì toccava a noi pulirla. Ci invadevano con i pullman e lasciavano bottiglie dappertutto. A quel tempo c’era una signora che affittava altalene lì sulla spiaggia della Buca, e lei ripuliva la sua parte.

Il luogo del cuore di Ostia?

Sicuramente il centro. C’era mia suocera che in determinate feste voleva andare a fare colazione al Bar Sisto. Passeggiavamo sempre per quelle strade. Ci fermavano da Zi Checco a mangiare le cozze.

Un luogo che invece la riporta a qualcosa di brutto?

Nel 1987 ho avuto una brutta esperienza con mia figlia in una zona di Ostia. Per me quella zona ormai ha un muro, ci vuole un passaporto per entrarci. Forse la mia mente ha rimosso quei momenti, permettendomi di ricordare Ostia in maniera positiva, per mia figlia invece c’è voluta una partenza lontano da qui.
Io non riuscirò più ad entrare in quella zona. Lì tra l’altro viveva mia suocera, in via Antonio Forni, e lì ho vissuto per alcuni mesi, perché mia figlia era nata con un aneurisma cardiaco e aveva bisogno del riscaldamento, cosa che in via delle Sirene non c’era.

Ora Clementina vive ad Ostia Antica, ma dove tornerebbe a vivere?

Ovviamente in via delle Sirene, ho il cuore lì. Abbiamo riprovato a prendere l’appartamento dove mamma ha fatto la portiera e dove mio fratello ha vissuto fino alla morte, ma non c’è stato nulla da fare.
Sono dieci anni che non lo rivedo, anche se ho evitato di ritornarci quando avrei potuto.

Le manca il mare?

Si, il mare come contatto fisico. Ieri ho visto una sua foto ed era calmo, sembrava che l’onda facesse da mantello all’arenile. Avverto questa sensazione, da una foto…pensi se fossi stata lì!
Mio fratello mi faceva da istruttore, attraverso le favole che mi raccontava. “Quando vedi delle bollicine nel mare sono i pesci e quando vedi la farfalla che salta dall’acqua, quello è uno scorfano”.
Il mare ti dà l’essenza…

Clementina quella farfalla non l’ha mai vista, i miei occhi sperano di trovarla per lei, per continuare a raccontare le fiabe del mare…

Intervista rilasciatami di persona il 5 dicembre 2015

Purtroppo la farfalla non potrà più vederla ed io continuerò a cercarla.




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