mercoledì 26 giugno 2019
La mia Ostia
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La magia di un incontro, sul trenino

La magia di un incontro, sul trenino

Nel bene o nel male il trenino ha avuto un ruolo importante nella nostra vita di pendolari, per noi ostiensi obbligati a spostarci. Ripercorriamo i nostri ricordi di tempi passati che ci fanno stare bene al ripensarli

Proprio mentre in questi giorni la Roma-Lido si è ancora aggiudicata il premio della tratta peggiore d’Italia sarebbe stato facile mettersi all'uscita di ogni stazione della Roma Lido e ricevere commenti negativi di qualsiasi tipo sul viaggio appena trascorso.
Raccontare invece come questa tanta odiata traversata possa aver avuto un risvolto positivo nella propria vita forse è più difficile.
E quindi modificando la domanda agli intervistati ecco che un numero incredibile di ricordi positivi affiorano in ognuno di loro.
“Noi ragazzi alla fine degli anni 70 prendevamo sempre l'ultimo vagone. Era quello pieno di gioventù. Quanti innamoramenti” così Franca inizia la sua storia, “…eravamo timide noi ragazze. Si aprivano le porte ed entravano i ragazzi, quanti sguardi. Una volta presi una cotta per uno di loro: moro, bello e un sorriso dolcissimo. Quella volta prese per caso l’ultimo vagone e una volta incrociati i nostri sguardi, andò avanti per mesi. Mai una parola, solo sguardi e sorrisi. Poi, sconfitta, decisi di cambiare vagone: iniziava a far male quel silenzio ed io ero troppo timida per romperlo. Lo incrociai dopo settimane fuori la stazione, abbassò lo sguardo. Dopo un po’ di tempo ho scoperto che era un ragazzo sordomuto, ma non sono più riuscita ad incontrarlo. Ogni volta che passo per la stazione o prendo il trenino, mi torna in mente.”
Marco sottolinea che “quando ero ragazzo la fermata di Acilia era famosa per la quantità di belle ragazze (anche se il termine usato da lui era molto diverso…)....tempi del liceo!”
Gianluca non è da meno nel suo racconto d’amore: “Ho conosciuto per caso lì la donna che avrei sposato e con cui avrei avuto due figli. Una giornata di tempesta, fulmine sulla centralina e vagoni a passo d’uomo (non è cambiato molto da allora). Non c’erano ancora gli smartphone e attaccare discorso era semplice anche per spiegare cosa fosse accaduto....e da li..”
Tiziana ribatte così: “Invece a me è successo il contrario: ovviamente parliamo dei tempi dove non c’era ancora il telefonino. Avevo appuntamento con un ragazzo alla stazione Stella Polare: era piena estate, erano tutti al mare. Ero sul trenino ed era arrivato il momento di scendere: mi avvicinai alle porte, ma appena si aprirono un fiume di gente che tornava dal mare si fiondò dentro. Eano tanti e veloci per prendere il posto a sedere. Mi trovai catapultata dalla parte opposta, caddi per terra e le porte si chiusero. Addio appuntamento e addio bel ragazzo”
Manuela ha invece impresso nella mente un fatto che negli anni 90 fece molto scalpore: “Un giorno andavo a lavoro e nel vagone trovai un cane senza guinzaglio, solo con un collarino e medaglietta: mi sembra che il suo nome fosse Sadu'. Osservai se avesse un proprietario ma le persone intorno erano indifferenti. Era molto tempo fa e il cellullare era uno strumento per pochi eletti. Chiedo ad un ragazzo se posso fare una telefonata al numero riportato sulla medaglietta. Quando un uomo mi risponde al telefono chiedo se è lui il proprietario. “Non si preoccupi il cane scende ad Ostia Antica" mi risponde candidamente. Il cane era di una ditta edile di Ostia ed aveva preso l'abitudine di prendere il treno a Lido Centro, scendere alla fermata successiva, prendere qualcosa che gli veniva dato al bar e tornare indietro. Diedi la spiegazione ad alta voce e nonostante gli sguardi increduli, scattò una bella risata nel vagone.”
Marco rivive invece la ferrovia con gli occhi stupiti di chi ha l’età ancora per farlo: “Da bambino andavo spesso a Roma al seguito di una guida turistica, amica di famiglia. All'epoca l'ambiente Roma Lido era Stefer: serio, professionale e famigliare tanto che mio papà mi affidava al personale di bordo. Per me era un percorso fantastico su un treno meraviglioso dove mi sentivo un gran viaggiatore alla scoperta della Roma Archeologica. Il fischio del capostazione e la chiusura delle porte era il segnale di "partenza". A volte capitava di dover dare la precedenza al diretto Ostia –Termini. Nei minuti di attesa allo scambio (all'altezza della caserma militare di Vitinia) ci facevano salire sui sedili (non si doveva fare) ma era bellissimo vedere questi uomini di ferrovia che con strumenti enormi scambiavano le rotaie, era un evento. Il personale di macchina e di stazione (mio papà era uno di loro) per lo più conosceva i figli dei colleghi e come nei paesi dei viaggi fantastici ad ogni stazione c'era un saluto.”
Spesso sono ricordi venati di malinconia quelli legati ai viaggi in treno, come per Giulia che “ricordo con nostalgia i viaggi con mia nonna. Era per me un evento straordinario. I vagoni avevano le porte che facevano un rumore forte alla chiusura, gli interni erano parzialmente in legno e le fermate avevano soste più lunghe rispetto ad ora. Sarà perché ero con mia nonna, sarà perché in genere era per il fine settimana (dunque niente scuola), sarà perché ero piccola (6/7anni.... è sempre emozionante per i bimbi salire sul treno) sarà perché mi sembrava stessi facendo un qualcosa “da grande” ma ricordo che non vedevo l’ora di prendere “il trenino”che mi avrebbe portato......a ROMA!!!
Roberto invece racconta i ricordi di suo papà: “Mio padre arrivò a Ostia dopo la fine della guerra, nel 1945. Abitava, con i miei nonni e mia zia, in viale del Lido, a pochi passi dalla stazione Lido centro, che però non c'era. E non c'era più nemmeno la stazione vecchia, distrutta dai tedeschi. I treni arrivavano ad Acilia, da Roma. Per Ostia si doveva proseguire con i camion militari. La ferrovia poi venne ricostruita solo nel 50. Mio padre mi raccontava che i treni si fermavano un po' dopo l'attuale stazione lido nord, all'altezza di viale Piola Caselli. Era il dopoguerra e anche a Ostia c'era aria di resa dei conti. Uno dei gerarchetti fascisti che si era fatto conoscere durante il ventennio, una volta venne fermato da un gruppo di antifascisti proprio sul trenino. Mio padre e mio nonno erano su quel treno. Gli antifascisti minacciarono di buttarlo giù, non si andava tanto per il sottile. Lui si mise a piangere, a chiedere di lasciarlo stare, perché aveva figli piccoli. Lo lasciarono andare.”
In tanti anni di pendolarismo, Francesco ha addirittura elaborato una sua teoria, quella del guscio d'uovo: “una volta tanti anni fa, quando non c'erano ancora cellulari e tablet, viaggiando per andare a lavoro, ero perso nei pensieri creati da quella barriera tipica del pendolare che chiamo guscio d'uovo. Quello per cui, raggiunta la giusta distanza interpersonale per non essere infastiditi da eventuali contatti fisici, tipo le distanze intermolecolari degli atomi diversi nella materia, si cala quella barriera mentale che ti isola dall'ambiente circostante che ti fa dormire in piedi come i cavalli, ovvero, ti fa viaggiare veloce su altri paesaggi fantastici....Poi, all'improvviso, la Roma Lido ti "regala" il guasto. Track la prima rottura del guscio e il reale si riappropria dell'attenzione. Comincia il brontolamento di sempre... poi i quesiti .... insomma le solite scene a cui i pendolari professionali sono abituati da anni. Poi dopo buoni 15 minuti il macchinista apre le porte siamo tra Acilia e Casal Bernocchi, alll'epoca non c'era ancora la galleria. Ci dicono che dobbiamo tornare ad Acilia a piedi. E lì che accade il miracolo.... il guscio ormai rotto ci fa vivere l'aspetto nuovo e inedito. Necessità fa virtù, ci si aiuta a scendere dal treno, giovani che aiutano anziani, si parla, ci si scopre abitanti nella stessa via, o di essere colleghi lavorando nello stesso ministero, cose normali ma strane da notare. Sembriamo sfollati del dopoguerra che camminano sui binari morti ma quasi quasi finalmente esseri umani che si riconoscono tra loro per la prima volta. Nonostante abbiamo da anni viaggiato assieme non c'eravamo mai accorti di esserci...”
Gogo, protagonista della foto dell’articolo in uno scatto anni ‘80 alla stazione di Ostia Antica, chiude l’articolo col suo ricordo più bello legato al trenino: ” Era il1988, viaggiai in cabina grazie all'invito dell'allora bigliettaio Sergio. Che bellissima esperienza.”


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