lunedì 19 novembre 2018
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Luca Serianni, l'arte della lingua italiana

Luca Serianni, l'arte della lingua italiana

Luca Serianni è un filologo e linguista autore di tantissimi libri di grammatica. Dal 1980 al 2017 è stato professore di Storia della lingua italiana alla Sapienza.



Luca Serianni è un filologo e linguista autore di tantissimi libri di grammatica. Dal 1980 al 2017 è stato professore di Storia della lingua italiana alla Sapienza.
“E’ un tipo di lavoro in cui ci si immerge in pieno poiché la lingua riguarda tanti livelli: scritta, parlata, antica e moderna, non ci si annoia perché ci sono tanti temi di cui occuparsi come ho cercato di fare nel corso della mia vita” così il professor Serianni inizia il nostro incontro.

In quest’epoca di social cosa significa occuparsi di grammatica italiana?
I social sono uno dei tanti aspetti attraverso i quali si esprime la lingua in tutte le sue sfumature. In sé non è un dato negativo, addirittura arricchisce la possibilità di espressione della lingua. Non esprimo quindi un giudizio pregiudizialmente.

Come è nata l’idea di diventare un linguista?
Si accese una scintilla durante il periodo universitario grazie alla conoscenza del professore Arrigo Castellani, che per osmosi creò in me un interesse indirizzando la mia vita in una specifica direzione. Arrigo Castellani è stato un professore fiorentino che insegnato a Roma tra il 1967 e il 1974, mentre io mi sono laureato nel 1970.

Lei ha frequentato le scuole qui a Ostia?
Frequentai il liceo Anco Marzio che allora aveva sede nella attuale Guardia di Finanza; eravamo solo due sezioni e si faceva lezione all’ultimo piano.
Ho bei ricordi di quegli anni: ci siamo visti dopo tanti anni con un gruppo di compagni. Eravamo una piccola classe che ha avuto dei professori di buon livello e di qualità. E’stata un’impronta importante.

Quindi la sua vita è immancabilmente legata ad Ostia?
Sono qui dall'età di 13 anni e quindi almeno per la durata di soggiorno posso rispondere di sì. Ci sto poco qui perché la mia attività mi ha sempre portato in giro; d’estate però vivere qui ha il suo vantaggio, quello di poter stare in un mare accettabile e comodo.

Ha scritto e curato tantissimi libri tra cui il dizionario Devoto-Oli insieme a Maurizio Trifone.
Sì nel 2016. Il vocabolario era già esistente, si trattava di curarlo e far emergere delle informazioni linguistiche che potessero essere utili per la consultazione. L’idea era non solo di fornire la definizione ma anche di riflettere su altri aspetti della lingua, trasformare il vocabolario da un volume che si consulta all'occorrenza in un testo che si possa almeno in parte anche leggere.
Ho anche scritto un volume per un pubblico di non specialisti che si chiama Parola della Mulino Edizioni che rappresenta una riflessione di cosa sia la parola e gli usi che se ne sono stati fatti.

La parola per lei è sempre stata fondamentale?
Obiettivamente sarebbe difficile negare che non lo sia… la parola è il veicolo di ciò che pensiamo e diciamo, del modo in cui ci poniamo in relazione con gli altri. Non è un feticcio in sé.
L’anno scorso ha finito il suo lavoro come professore alla Sapienza?
Si anche se nel 2018 ho fatto un anno gratuito così da allungare ancora un po’ l’insegnamento fino a luglio di quest’anno. L’ho sempre fatto volentieri ma c’è sempre un momento in cui bisogna smettere.

L’ultima giorno è stato un momento bellissimo vero?
È veramente un ricordo a cui sono molto affezionato. L’ultima lezione è stato un consuntivo che aveva come tema “Insegnare l’italiano nell'università e nella scuola”. Ci siamo ritrovati nell'aula prima a emiciclo della mia facoltà: era gremita e sono venuti anche miei “antichi” allievi in quanto ne ho di molto età, con età di nascita che vanno dal 1957 al 1993.

Tra i suoi tantissimi studenti si ricorda qualcuno in particolare?
Ce ne sono abbastanza: sul piano accademico quelli che sono diventati professori ordinari sono sei, otto i professori associati e cinque i ricercatori. Poi abbiamo giornalisti televisivi come Giuseppe Antonelli che scrive sul Corriere. Cito poi Il mio primo laureato, Geppi Patota, anche lui di Ostia.

Negli ultimi anni ha rivolto un maggiore sguardo anche alla scuola?
Si fino al punto di formare una commissione del Ministero che ha varato le linee guida per la prova finale delle scuole medie ma anche delle superiori, come è stato diffuso qualche giorno fa da tutti i giornali. Mi è piaciuto dare alcune indicazioni di come è utile impostare l’insegnamento a scuola tenendo conto anche che ho insegnato in una facoltà che ha l’insegnamento uno degli sbocchi tipici.

Come cambia la prima prova dell’esame di maturità?
L’idea è stata quella di ridurre il carico di documenti allegati al saggio breve che inducevano lo studente nell'ovvia tendenza di fare slalom tra tutte le citazioni senza poi dare nulla di originale. Il fatto di passare ad un tema più argomentativo permette di scrivere sulla base di una serie di riflessioni razionali collegate e non affidate all'improvvisazione di scrivere qualcosa per riempire il foglio.
Ci sembra giusto che la prova scritta debba misurare la padronanza della lingua ma anche la capacità di impostare un discorso. Bisogna puntare su una prova scritta che metta in primo piano la creatività dell’alunno a partire dalle medie in poi.

Qual è la parola che le piace di più?
Non ho una parola prediletta: quale che sia la parola ciò che è importante è quello che vogliamo dire usandole non in termini aggressivi come per esempio si fa nei social che offrono modelli di parole e atteggiamenti negativi.
Come definirebbe Ostia in una parola?
Con una parola in positivo la definirei verde, un elemento che la caratterizza e che non tutti i quartieri di Roma si ritrovano.

Ed una negativa?
Non esiste una manutenzione urbana e c’è scarsa funzionalità dei trasporti con poche vetture e con viaggi in condizioni di affollamento estremo, d’altronde sono elementi comuni anche a Roma.

Quale suo libro consiglierebbe di leggere?
“Leggere, scrivere, argomentare. Prove ragionate di scrittura”, Roma-Bari, Laterza, 2013 che contiene suggerimenti pratici per arricchire il proprio lessico.


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